
31. L'originalit della rivoluzione americana.

Da: D. J. Boorstin, The Genius of American Politics, in
N. Matteucci, La rivoluzione americana, Zanichelli, Bologna, 1968.

Una delle questioni storiografiche pi dibattute a proposito della
rivoluzione americana  quella relativa al suo rapporto con gli
ideali di libert e di uguaglianza propri della cultura
illuministica europea: secondo alcuni studiosi esistono chiari
legami, altri invece sostengono l'originalit della lotta degli
americani per la liberazione dal dominio coloniale inglese. Di
questo parere  lo storico statunitense Daniel J. Boorstin, il
quale  convinto che il principale oggetto in contestazione nella
Rivoluzione americana fosse la natura della costituzione
dell'Impero inglese, cio qualcosa di squisitamente giuridico: i
coloni americani, in sostanza, avrebbero rivendicato
l'indipendenza non in nome di ideali universali di libert,
uguaglianza e fratellanza, ma appellandosi ai principi stessi del
costituzionalismo inglese.


Lo studioso, che avvicina per la prima volta la letteratura sulla
nostra Rivoluzione, pu essere probabilmente deluso dal tono
grigio e legalistico di ci che deve leggere. Anche se la
Rivoluzione americana si verific in un momento in cui in tutta
l'Europa non mancavano la speculazione filosofica e importanti
trattati, essa non fu n particolarmente ricca n particolarmente
originale nel suo apparato intellettuale. [...].
I due primi paragrafi della Dichiarazione d'Indipendenza si sono
ormai logorati, ma pochi si curano di leggere i restanti trenta.
La gente ha affermato subito la vita, la libert e la ricerca
della felicit, dimenticando che era per due terzi un prestito e
solo una parte del preambolo. Noi abbiamo ripetuto che tutti gli
uomini sono stati creati uguali, senza curarci di analizzarne il
significato e senza renderci conto che, probabilmente, per nessuno
degli uomini che l'affermavano significava ci che a noi
piacerebbe. [...].
Il tipico slogan della Rivoluzione - se davvero fu uno slogan-
era: niente tassazione senza rappresentanza. Queste parole sono
un po' troppo polisillabiche, un po' troppo legalistiche per
infiammare il cuore del popolo. Ma se le confrontiamo con il
principio libert, uguaglianza, fratellanza della Rivoluzione
francese e con quello pace, pane e terra della Rivoluzione
russa, possiamo avere una chiave, per interpretare lo spirito
della Rivoluzione americana. Io sono convinto che il principale
oggetto in contestazione nella Rivoluzione americana fosse la
natura della costituzione dell'Impero inglese, cio qualcosa di
squisitamente giuridico. [...].
La nostra Dichiarazione d'Indipendenza  essenzialmente un elenco
di specifiche pretese storiche. Essa non  diretta alla
rigenerazione, ma solo alle opinioni dell'umanit. E'
strettamente legata al tempo e al luogo; lo speciale attaccamento
ai fratelli inglesi  apertamente ammesso; essa si occupa dei
doveri di un determinato re e di alcuni dei suoi sudditi.
Anche se prendessimo soltanto i due primi paragrafi o preambolo,
che costituiscono la parte pi generale del documento, e li
considerassimo separatamente, ci accorgeremmo facilmente che
suonano come una riedizione ridotta della teoria whig della
Rivoluzione inglese del 1688. [...].
I rimanenti tre quarti - i tre quarti ignorati - del documento
sono tecnici e legalistici. Questo, naturalmente,  il principale
motivo per cui non si leggono. Perch si tratta di un atto di
accusa contro il Re, redatto nelle forme del costituzionalismo
inglese. La paziente sopportazione di queste Colonie  il punto
di partenza. Esso tratta di diritti e di privilegi consacrati
dalle Carte inglesi. Riferisce accuratamente che le forme
tradizionali e consuetudinarie di protesta, come le reiterate
petizioni, erano gi state tentate.
Pi si rilegge la Dichiarazione nel contesto, pi essa si rivela
un documento di relazioni giuridiche con l'Impero piuttosto che un
esempio di elevata filosofia politica. Il desiderio di rimanere
fedeli ai principi del costituzionalismo inglese, a qualunque
costo, spiega perch, come  stato spesso osservato, il documento
fosse diretto contro il Re, nonostante le lagnanze fossero rivolte
contro il Parlamento; forse anche perch, a questo punto, non c'
pi un esplicito appello ai diritti degli Inglesi. La maggior
parte del documento  una enumerazione degli errori, degli
eccessi, dei reati di Giorgio terzo in violazione della
Costituzione e delle leggi della Gran Bretagna. Tutte queste
accuse hanno senso soltanto se si presuppone la struttura del
costituzionalismo inglese. [...].
Possiamo imparare molto sul contesto del nostro pensiero
rivoluzionario, esaminando il pensiero di Jefferson fino al
periodo della Rivoluzione. Non abbiamo bisogno di forzare il testo
o di attribuire al Jefferson un ruolo carismatico, per dire che il
senso del suo pensiero  particolarmente importante per i nostri
scopi. Egli  stato generalmente considerato il filosofo politico
guida della Rivoluzione. Tra l'altro egli era, naturalmente, il
principale autore della Dichiarazione d'Indipendenza; e la
Dichiarazione  stata considerata l'acme dell'astratto filosofare
dei rivoluzionari. Poich si ritiene che egli fosse
all'avanguardia del pensiero rivoluzionario, prove di
conservatorismo e di legalismo nel pensiero di Jefferson sono
particolarmente significative. [...].
Gli scritti di Jefferson del periodo rivoluzionario (letti senza
il posteriore preconcetto che pone le Rivoluzioni americana e
francese nella stessa era della storia del mondo) non provano che
la Rivoluzione americana stimolasse a salire a livelli pi elevati
di speculazione politico-sociale. Non troviamo alcuna tendenza del
genere in ci che Jefferson e i suoi collaboratori leggevano o
scrivevano. [...].
E' un fatto importante e poco osservato che, per molti pensatori
americani di quel tempo (incluso lo stesso Jefferson), il periodo
cosmopolita del loro pensiero non cominci se non molti anni dopo
la Rivoluzione. Allora, come rappresentanti della nuova nazione,
alcuni di loro sarebbero entrati nel labirinto della diplomazia
europea. Molto di ci che leggiamo delle loro esperienze
all'estero, anche in quest'ultimo periodo, confermerebbe la nostra
impressione della loro ingenuit, della loro estraneit alla
sofisticata Parigi di Talleyrand, al mondo dei philosophes
[filosofi, appellativo che si erano attribuiti gli illuministi
francesi perch si sentivano portatori di un moderno spirito
filosofico]. Nel caso particolare di Jefferson, il periodo
cosmopolita del suo pensiero non cominci molto prima del suo
primo viaggio in Francia nel 1784. [...].
La carriera di [Benjamin] Franklin, che era almeno di due
generazioni pi vecchio di quei leaders rivoluzionari,  in un
certo senso un'eccezione; ma, anche nel suo caso, gran parte del
fascino che esercit sui salotti di Parigi era dovuto alla sua
felice imitazione del personaggio del pioniere. [...].
Proprio negli anni in cui la Rivoluzione stava fermentando,
Jefferson parlava ogni giorno il linguaggio della  common law 
[diritto comune, sistema giuridico britannico secondo il quale
il modo in cui i giudici affrontano i singoli casi  fonte di
diritto]. Non possiamo non essere colpiti, non solo, come ho
osservato, dalla scarsit negli scritti di Jefferson di quegli
anni di tutto ci che si potrebbe definire un'originale ricerca di
teoria politica, ma anche dal contesto legalistico del pensiero di
Jefferson. Cominciamo a vedere che gli Stati Uniti nascevano in
un'atmosfera di dispute giuridiche pi che filosofiche. A parte il
materiale tecnico-giuridico connesso all'attivit professionale di
Jefferson, anche i frammenti politici sono di gusto pi giuridico
che filosofico. [...].
L'interesse filosofico di Jefferson per la politica allo scoppio
della Rivoluzione (in pratica, alla fine del suo trentatreesimo
anno di et) era l'entusiasmo e l'attaccamento di un uomo di legge
intelligente e progressista per i diritti tradizionali degli
Inglesi. Certamente Jefferson non and pi lontano di alcuni dei
suoi colleghi nel suo desiderio di riforme giuridiche - delle
leggi feudali, del fidecommesso, del diritto di successione, del
diritto penale e della religione di Stato -, eppure anche questi
progetti, almeno allora, non facevano parte di una teoria sociale
sistematica. Essi rimasero semplicemente delle riforme, dei
perfezionamenti della  common law .
